B Finanziamenti comunitari: ecco come partecipare | Ciessevi

Finanziamenti comunitari: ecco come partecipare

Le risorse messe in campo dall’Europrogrammazione richiedono capacità progettuali innovative, elaborazione e gestione di un progetto, pianificazione e ricerca dei fondi, abilità nel saper costituire reti nazionali e internazionali.

Sono due le competenze cruciali per partecipare a un bando europeo: la ricerca di partner transnazionali e l’approccio strategico.  Ed è questa seconda capacità un nodo dolente per il non profit italiano. Nella maggior parte dei casi, infatti, le associazioni si mettono intorno a un tavolo per scrivere progetti perché “è uscito il bando”, lanciandosi spesso in una corsa contro il tempo per rispettare i termini di scadenza. Questa impostazione comporta una grossa fatica per le organizzazioni, senza contare quante energie “divori” inutilmente. Infatti il rischio che questo sforzo possa essere vano è molto alto, visto che inventarsi qualcosa dall’oggi al domani solo nell’ottica di elaborare un progetto e partecipare a un bando è un’operazione dagli evidenti limiti. Se poi l’associazione deve anche costruire un partenariato transnazionale, il percorso è, a maggior ragione, tutto in salita.
Bisogna fare in modo che l’accesso ai finanziamenti europei rientri nelle linee di sviluppo dell’associazione, cioè che si focalizzi su ciò che fa (quello che in un’azienda commerciale sarebbe il core business); poi, bisogna capire quali fra i progetti che si mettono in campo, quelli che possono essere candidati per ottenere un finanziamento europeo.
Occorre allargare gli orizzonti e aprirsi a gran parte dei programmi europei, senza restare chiusi nei confini dedicati alle tematiche che ciascuna realtà segue. Ad esempio, se un’associazione si occupa di disabilità, non deve limitarsi al programma che riguarda l’inclusione sociale. Le opportunità di finanziamento possono essere moltiplicate cercando programmi che riguardano temi trasversali, come la cittadinanza attiva, le pari opportunità, l’inclusione sociale, fino ad arrivare alle nuove tecnologie. Una logica più ampia, ben lontana dai vincoli imposti dalle scadenze di ciascun bando.

Le difficoltà da affrontare sono anche altre, a partire dall’Abc: la conoscenza della lingua straniera è fondamentale, visto che i bandi europei sono scritti in inglese. E poi c’è il tema del cofinanziamento dei progetti: i bandi ad erogazione diretta, infatti, garantiscono tendenzialmente il 70% del budget complessivo, quindi il 30% della copertura è a carico dell’associazione. Spesso quest’ultimo diventa un grave problema da affrontare e risolvere.
Infatti anticipare soldi che rientreranno nelle proprie casse dopo quattro o cinque mesi dalla fine del progetto è un aspetto che mette a dura prova le organizzazioni. Non sempre, del resto, gli istituti del credito si mostrano disponibili ad anticipare le spese a costi ragionevoli, nonostante l’associazione possa contare sulla garanzia di un contratto. Di conseguenza sono le realtà più solide economicamente quelle con più chance di portare avanti questi progetti.

Tra gli altri ostacoli c’è anche la mancanza di conoscenza delle politiche europee. Se l’Unione Europea finanzia dei progetti è perché, attraverso quelle azioni, realizza i suoi obiettivi. Il bando, in sostanza, è uno strumento che, insieme alle direttive e ai regolamenti, punta a conseguire sul campo i risultati che la politica ha tracciato nei palazzi. Proprio per questo, i bandi europei hanno un approccio diverso da quelli nazionali e locali. In Europa l’associazione deve garantire la competenza tecnica rispetto all’attuazione di un progetto e, soprattutto, la sua proposta deve essere assolutamente in linea con le politiche europee.

A questo proposito, la strategia di “Europa 2020” (il documento strategico per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva dell’Unione Europea), punta a rilanciare l’economia dell’Ue nel prossimo decennio. In un mondo che cambia, l’Europa si propone di diventare un’economia intelligente, sostenibile e solidale. Queste le tre priorità, indissolubilmente legate tra loro, che intendono aiutare l’Unione Europea e gli Stati membri a conseguire elevati livelli di occupazione, produttività e coesione sociale.
In pratica, l’Europa punta a superare entro il 2020 cinque sfide su più fronti: occupazione, innovazione, istruzione, integrazione sociale e clima/energia. Ogni Stato membro ha adottato per ciascuno di questi settori i propri obiettivi nazionali, ma interventi concreti a livello europeo e nazionale vanno a consolidare una strategia che deve camminare a braccetto e nella stessa direzione.

 

 

Progetti

Ciessevi fa parte della rete