Ciessevi

Le cittā immaginate: il contributo delle reti del volontariato alla coesione sociale Visualizza la notizia in formato PDF (aprirā una nuova finestra)
Un laboratorio promosso da Ciessevi in occasione della terza edizione del Salone della Responsabilità sociale d'Impresa.

Una sperimentazione riuscita. Il laboratorio ‘Le città immaginate: il contributo delle reti del volontariato alla coesione sociale’ ha confermato che Ciessevi deve essere chiamato e può esercitare, tra i tanti, anche il  ruolo di soggetto in grado di fare e fruire cultura. Un ruolo che Ciessevi ha già sperimentato in occasione dell’incontro promosso a luglio dal titolo ‘I protagonisti del nuovo welfare: attori, risorse e sistema di relazioni’. La scelta di promuovere un workshop focalizzato sul tema della coesione sociale ci è venuta da un insieme di ‘buoni motivi’.
Innanzitutto il contesto: la terza edizione del Salone della Responsabilità Sociale d’Impresa, che ha avuto per tema l’agire e il comunicare responsabilmente per uno sviluppo sostenibile del territorio.
La presenza di Ciessevi nel territorio- periferia: attraverso il progetto Delegazioni territoriali, come ha evidenziato nel suo intervento il vicedirettore Emilio Lunghi, Ciessevi lavora per costruire spazi intermedi per ridimensionare la distanza tra ‘centro’ (città di Milano) e ‘periferia’ (territorio della provincia di Milano e la periferia milanese) e lo fa favorendo la responsabilizzazione delle risorse locali, sollecitando la messa in rete delle idee e degli spazi, favorendo la ‘mobilità’ di ciascun soggetto verso chi vive all’interno della stessa comunità (intendendo per questa il paese, il quartiere, ma anche l’ambito distrettuale). Parafrasando Benedict Anderson  si potrebbe dire che questa sia la via per passare da "comunità immaginarie” a "comunità immaginate" dove, al di là dell'incontrarsi e dello scambiarsi opinioni, il comune sentire faccia sì che i membri di ciascun gruppo e organizzazione abbiano "dentro" l'immagine della loro appartenenza. Ma chiaramente non è una sfida semplice, né per Ciessevi né per gli altri soggetti del Terzo Settore.
Mario Mozzanica (nella foto), docente all’Università Cattolica di Milano, nel suo intervento ci dice che nella sua funzione di advocacy , tra diritti e servizi, il volontariato è il luogo simbolico e reale di integrazione fra libertà e uguaglianza perché proprio il volontariato sa dare ascolto, parole e voce al proprio territorio e ai bisogni che vengono dalle forti povertà e può dare corpo a interventi di reciprocità con caduta comunitaria. Certamente anche il professore ci ricorda che oggi cresce l’insicurezza del vivere, si fa meno la fiducia nelle istituzioni, ma se il volontariato riesce a custodire la propria dimensione costitutiva può esprimere i contributi delle reti alla coesione e alla convivenza sociale attraverso il dono, la fiducia, la gratuità e la riconoscenza.
Se per coesione sociale intendiamo la capacità delle tante componenti soggettive e istituzionali della società di cercare compattezza e proposte unificanti, allora in un territorio è possibile considerare le
istituzioni pubbliche come coloro a cui spetta il coordinamento tra le varie organizzazioni presenti nel territorio stesso. Queste dovrebbero avere una visione di insieme del territorio e fare in modo che vengano messe in atto strategie cooperative da tutti gli attori per il bene del territorio stesso e, quindi, di tutti i cittadini che lo abitano. Ma neppure per le amministrazioni pubbliche la sfida alla coesione sociale è una sfida semplice. Andrea Galli, giornalista del Corriere della Sera chiamato ad ampliare il dibattito con uno sguardo diverso da chi opera direttamente con il volontariato, ce lo ricorda quando racconta la sua immersione nel quartiere di Quarto Oggiaro, periferia di Milano. Nella Milano che invoca tolleranza zero contro i rom che rubano il rame dai binari, i peruviani che invadono i parchi pubblici minando la convivenza civile, i piccoli nomadi che borseggiano fuori dalla stazione Centrale, nella Milano delle marce a favore della legalità, ci si è dimenticati di quegli italiani che a Quarto Oggiaro vivono di criminalità e malavita, di controllo dell’immigrazione e di bambini utilizzati per lo spaccio della droga. Dinanzi a tutto questo dove e come si colloca la responsabilità degli enti locali? Galli chiude il suo intervento ricordando che spesso e troppo spesso ha ascoltato la frase ‘tanto c’è il Terzo Settore, ci sono le associazioni di volontariato che si impegnano, ci sono i preti che si danno da fare’. Allora rilancia l’interrogativo a chi in prima persona opera nella e per la comunità e domanda ai presenti fino a dove il Terzo Settore deve sostituirsi alle responsabilità delle amministrazioni pubbliche?. Alfio Regis, vicepresidente dell’Associazione Civitas di Milano, con il progetto Sportello provinciale  Scuola Volontariato, promosso in collaborazione con Ciessevi,  ci aiuta ad uscire da una visione parziale di Quarto Oggiaro. Lo sportello scuola – volontariato di Milano è nato presso l’istituto Frisi di Quarto Oggiaro è uno spazio in cui studenti, genitori e docenti potranno richiedere informazioni, visionare materiale sul volontariato o partecipare ad iniziative di volontariato che lo sportello organizzerà per avvicinare i giovani all’impegno solidale e all’esercizio della cittadinanza attiva.
Le attività del nuovo sportello si collocheranno all’interno della rete territoriale di “punti scuola” in grado di promuovere il volontariato tra gli studenti di tutta la provincia di Milano.
Il volontariato a scuola ha quindi carattere di un  ponte che supera i confini, nel senso che permette da un lato di costruire relazioni all’interno del mondo delle istituzioni scolastiche (scuole centrali e di periferia), dall’altro di far incontrare  mondi diversi , compreso il mondo del bisogno e della risposta che ad esso viene data dalle diverse organizzazioni di volontariato
La scuola attraverso il volontario può contribuire al consolidamento della comunità locale e all’integrazione civica;  per ricordare le parole del ministro Fioroni, “è o può essere essa stessa un contesto comunitario  identitario per milioni di persone  giovani e adulte che vi operano e che la vivono direttamente. Una comunità in cui si realizzano percorsi di crescita culturale ed umana, prove concrete di solidarietà e di coesione sociale, esperienze di inclusione ed integrazione di alto valore etico e civile. La scuola può e deve essere palestra di convivenza civile e democrazia”,
All’interno della V Conferenza Nazionale del Volontariato tenutasi nel mese di aprile a Napoli, tra i diversi gruppi di lavoro che si sono incontrati per dibattere e riflettere, uno era intitolato ‘Volontariato: partecipazione è coesione sociale’. Il gruppo di lavoro ha preso avvio da tre elementi di attenzione: l’identità, i valori e la partecipazione.
In particolare, alla fine del dibattito, era emersa fortemente la consapevolezza da parte del mondo del volontariato del proprio nucleo valoriale originario: non si produce vera coesione senza gratuità, etica del dono e advocacy. In questo senso partecipazione e coesione si identificano, tanto più in un’epoca in cui l’indebolirsi delle politiche di welfare crea un deficit preoccupante di socialità .
In fisica il termine coesione è definito come una proprietà dei corpi di resistere alla rottura e alla separazione, grazie alla presenza di forze attrattive che tengono insieme le molecole. La coesione sociale come una proprietà di un insieme di individui organizzati, come una proprietà della società, o meglio, delle forme di organizzazione sociale. Una moltitudine di persone, di organizzazioni di uno stesso territorio possono essere più o meno coese: ma da cosa di pende la variazione di questa proprietà?
Attraverso il workshop Ciessevi ha avuto modo di dare visibilità ad alcune buone pratiche realizzate da una rete composta da vari soggetti appartenenti sia al mondo pubblico che al privato: organizzazioni di volontariato, istituzioni scolastiche, amministrazioni pubbliche,Ufficio Scolastico provinciale, Provincia di Milano, cittadinanza. Marina Coppo, rappresentante del coordinamento del volontariato del distretto 5 ASL Milano 2, con una breve sintesi ha evidenziato i punti di forza della ricerca che Ciessevi, in collaborazione con l’amministrazione comunale e il gruppo di lavoro delle OdV locali,  ha promosso nella città di Melzo, dal titolo ‘Diamo voce al volontariato: il volontariato organizzato nella città di Melzo’. Sinergia, co-progettazione, protagonismo delle realtà locali, sperimentazione da diffondere e portare nei territori limitrofi. La pratica probabilmente più interessante del lavoro territoriale è quella che mette al centro la ricostruzione della comunità all’interno di quartieri periferici ma non solo. Il progetto che Ciessevi, in collaborazione con gli altri soggetti locali, ha promosso a Quarto Oggiaro è emblematico, significativo, soprattutto se si condivide l’idea che sempre più spesso all’interno della comunità occorre lavorare proprio a partire da un’assenza della comunità (le fotografie emerse da Quarto Oggiaro sembrano confermarlo). È in questa ottica che le buone pratiche a cui anche Ciessevi deve partecipare devono partire dalla costruzione di nuove logiche tra Terzo Settore e Istituzioni per arrivare alla ricostruzione di legami sociali e micro-pratiche di comunità locale fondate su reti di vicinanza e reciprocità. Regis ha ben ricordato che il progetto Sportello-Scuola non coinvolge soltanto gli istituti scolastici di Quarto Oggiaro ma anche quelli dislocati nel territorio della provincia di Milano.
È in questo modo che i non-luoghi (svuotati e invisibili ai più come raccontano i giornali di Quarto Oggiaro, ‘unica periferia tra le periferie di Milano e d’Italia ’) possono diventare laboratori di integrazione.
Guarda la sintesi dell'incontro nel video.

(testo a cura di Gianfranca Duca e Mario Galli CIESSEVI MIlano)



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