Ciessevi

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Domenica 7 ottobre 2007
Ore 9 del mattino. Centralissima piazza San Magno. Il cuore della città non dorme: pulsa di vita. I volontari sono già al lavoro per l’allestimento degli stand che permetteranno loro di incontrare la cittadinanza.
Ore 10. I volontari hanno ormai invaso la piazza, con le loro bancarelle, i volantini, i palloncini, le magliette blu della Casa del Volontariato… incrociando la passeggiata domenicale dei cittadini legnanesi.
Ore 11. Durante la santa messa, vengono ricordati alcuni volontari defunti.
E poi segue il pranzo insieme in piazza, la distribuzione dei volumi del progetto “Amico libro” della Casa del Volontariato, gli spettacoli e l’animazione per bambini, i tanti incontri e scambi di informazioni e, la sera del lunedì, la tavola rotonda in cui alcuni esponenti delle istituzioni e del volontariato incontrano i giovani dello sportello “Scuola Volontariato”, i quali raccontano come hanno vissuto il progetto di “Estate gentile”, per molti di loro la prima – emozionante - esperienza a servizio di qualche persona più bisognosa (nello specifico, gli anziani della città di Legnano).
Tre giorni intensi, di piazza, sotto i riflettori del pubblico, con la radiocronaca continua di Radio Panda.
Ma questo succede solo una volta all’anno.
La quotidianità del volontariato ha tutt’altri suoni, un ritmo diverso, un’altra presenza.
È una presenza normalmente nascosta e silenziosa, fra i più piccoli e i più fragili, fra coloro che frequentano poco le piazze. È una presenza di prossimità quotidiana negli interstizi delle comunità.
L’opera dei volontari è simile a quella dell’azione della goccia sulla roccia: continua, invisibile, paziente, perseverante, fiduciosa e fedele… Gratuita.
Efficace.
Poi a qualcuno i volontari possono anche apparire, talvolta, maldestri, poco organizzati, un po’ distratti. Solitamente ciò succede perché il loro sguardo è un po’ strabico: hanno un occhio sul presente e uno proiettato al futuro.
I volontari lavorano quotidianamente per uno scopo che va molto al di là del proprio qui e ora, del proprio orizzonte di vita. Insegnando la lingua italiana a un immigrato, accudendo un anziano o un malato, o preparando pacchi di viveri…, il volontario lavora per alcune persone che hanno un volto ben preciso, visibile qui e ora, ma lavora, contemporaneamente, per costruire la comunità futura, in cui i diritti di cittadinanza non siano solo sulla carta, ma siano veri per tutti.
Un occhio al presente e uno al futuro, quindi, con le radici nel passato.
Chi fa volontariato oggi, di solito, lo fa perché, a sua volta, ha ricevuto da qualcun altro l’entusiasmo e il senso del servizio gratuito per gli altri.
Dietro a quelle bancarelle colorate, piene di volantini e di palloncini, che una volta all’anno compaiono nelle nostre piazze, si nasconde allora quel filo rosso che lega passato e presente e si lancia, pieno di speranza, nella costruzione di un futuro di vera cittadinanza per tutti, perché anzitutto vera per le persone più fragili.
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Di Evelina Raimondi



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