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Partecipare a un bando: le mosse per fare bene Visualizza la notizia in formato PDF (aprirà una nuova finestra)
Un progetto non si improvvisa e nemmeno le competenze per pensarlo, studiarlo, scriverlo e realizzarlo di Tiziana Ferrittu
L’arte della progettazione è ormai entrata nelle pratiche abituali delle organizzazioni di volontariato, anche se non sempre la “convivenza” è felice. Se da una parte tutti concordano sul senso e sull’importanza di “guardare avanti”, partire da un’idea, pensare ad una proposta, dare forma ad un pensiero perché sia coerente, trascinante e attuabile, dall’altra bisogna fare i conti con le risorse umane ed economiche a disposizione, le emergenze da affrontare, i problemi legati alla gestione della quotidianità.
La capacità di “improvvisazione” è certamente una grande risorsa per le organizzazioni di volontariato: è in qualche modo uno stile grazie al quale non perdere di vista la “freschezza” negli interventi, la relazione breve con i beneficiari e il legame stretto con il territorio.
Tuttavia vi sono alcuni buoni motivi per i quali se improvvisare è bene, prepararsi è meglio:
  • Per uscire dalla logica dell’emergenza e comunque affrontarla con più strumenti e maggiore competenza;
  • Per costruire interventi strutturati e non lasciare al caso la valorizzazione dei processi, delle persone e dei risultati;
  • Per guardare al futuro, forti del legame con il “qui e ora” e le esperienze acquisite;
  • Per non chiudersi e confrontarsi con il mondo vicino e lontano.
Non sempre è facile per le organizzazioni di volontariato essere in sintonia con i processi che la progettazione esige: l’efficacia del loro operato si misura sostanzialmente sulla loro capacità di tessere relazioni, ma è necessario non dimenticare che anche quelle di piccola dimensione devono affrontare questioni gestionali e di redditività non da poco.

L’esperienza secondo la quale da ormai svariato tempo il sostegno economico di natura pubblica valorizza le idee innovative, i progetti e il lavoro di rete, ha certamente aumentato le competenze del volontariato e lo ha fatto uscire da logiche di personalismo, autoreferenzialità e relazioni privilegiate, ma al tempo stesso ha creato una lacuna di investimenti pubblici sul fronte della gestione della quotidianità. L’efficacia, quindi, di una organizzazione di volontariato e la sua capacità progettuale deve potersi anche fondare sulla serenità di avere per esempio una sede accogliente e tutti gli strumenti necessari al suo operare.
La pratica sociale stessa, inoltre, non riesce a connettersi sempre con la progettazione: il problema da gestire spesso nasce dall’emergenza e obbliga gli interventi ad essere discontinui o a mancare di capacità previsionali.
Se è vero d’altra parte che molte belle iniziative nascono spesso in modo del tutto casuale, diventa fondamentale uscire da logiche lineari di causa-effetto ed è importante concentrarsi su pratiche progettuali attente all’evoluzione dei fenomeni sociali e all’individuazione di strade possibili da percorrere. Sostanzialmente, la progettazione non è la soluzione a tutti i problemi e non deve essere considerata come una attività meccanica, ma come un processo di cambiamento.

Il passaggio quindi è quello verso una logica circolare, dove un percorso reale di progettazione accompagna il territorio e la comunità a crescere e trovare soluzioni condivise. In questo tipo di prospettiva si parte da un’idea, ci si confronta con il territorio, si prova a pensare a qualche soluzione progettuale e solo in un secondo momento ci si attiva per il reperimento delle risorse economiche. Troppo spesso, al contrario, le organizzazioni si mettono a tavolino per scrivere progetti perché “è uscito il bando”: questo atteggiamento crea grandi frustrazioni e spesso genera iniziative perdenti già in partenza. Il coinvolgimento del territorio e il lavoro di rete è solo formale e, anzi, diventa un peso da sobbarcarsi piuttosto che una risorsa che arricchisce il progetto.

I percorsi di co-progettazione e di lavoro in rete sono certamente molto faticosi, ma sono importanti per produrre cambiamenti nella situazioni sulle quali si interviene. Inoltre, al di là del risultato che si vuole ottenere quanto si fa un progetto, è importante il processo che ne accompagna la realizzazione perché è al suo interno che spesso si individuano soluzioni inaspettate e si consolidano relazioni significative per gli interventi futuri. In tal senso, notevole peso riveste anche il ruolo della verifica che, accompagnando l’iniziativa in tutte le sue fasi, è in grado di dare indicazioni per correggere e rafforzare le azioni.

Il mondo attuale cambia continuamente e vorticosamente e in questa situazione così precaria e talvolta è difficile proiettarsi nel futuro e progettare nuove iniziative. Tuttavia è importante non adattarsi a quello che succede senza fare troppi programmi. Ci sono troppe cose importanti da fare e troppa gente in difficoltà che ha bisogno di sostegno.
Un progetto non si improvvisa e nemmeno le competenze per pensarlo, studiarlo, scriverlo e realizzarlo. Nondimeno è importante non perdere di vista che l’esperienza più significativa delle organizzazioni di volontariato è quella di farsi carico delle sorti degli altri secondo un principio di corresponsabilità e solidarietà. Questa è la forza dei loro progetti.

(Per scrivere il testo si è fatto riferimento in parte anche a dei testi elaborati da Giorgio Sordelli).


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