| Disorganico il quadro giuridico del non profit |
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Le ''buone pratiche'' di collaborazione tra non profit ed enti locali secondo Legautonomie C'è confusione sotto il cielo del non profit. Almeno a livello legislativo. Lo rende noto Legautonomie, che giudica "disorganico” il modo in cui si è definita nel tempo la disciplina giuridica del volontariato. Secondo l'associazione, in materia non esiste un profilo sistematico: alcuni provvedimenti regolamentano solo determinate categorie di enti del non profit, come la legge 266/1991 (sulle organizzazioni di volontariato), la legge 381/1991 (sulle cooperative sociali) oppure la legge 383/2000 (sulle associazioni di promozione sociale). Altri provvedimenti mirano invece a regolare il carattere fiscale, come la legge 460/1997 sulle onlus. Altri ancora riguardano la riforma del welfare, come la legge quadro 328/2000. Un profilo giuridico assai poco sistematico, quello tracciato da Legautonimie, secondo la quale la mancanza di omogeneità legislativa contribuisce oggi a complicare il quadro già critico del rapporto tra associazioni di volontariato ed enti locali. La legge 266 del 1991 si occupa di disciplinare questo rapporto, che appare sempre più importante per garantire la realizzazione di progetti e l’erogazione di servizi e prestazioni in favore di soggetti svantaggiati di un determinato territorio. Alla luce di un quadro legislativo così poco omogeneo, scattare una fotografia d’insieme del rapporto tra enti locali e associazioni di volontariato risulta assai difficile. Inevitabile allora che il quadro sfugga di mano, parcellizzato in una miriade di casi diversi. Per questo, nell’ambito del Convegno nazionale sul Volontariato (Verona 23 e 24 febbraio), Legautonomie ha scelto di segnalare una serie di “buone pratiche” come spunto di riflessione su quanto di buono è stato fatto nelle nostre città sviluppando la preziosa collaborazione tra volontariato ed enti locali. Lo fa con una ricerca in cui descrive brevemente una serie di progetti realizzati da amministrazioni comunali in collaborazione con associazioni di volontariato: dal progetto “Flahgiovani” di Bologna alla “Casa del volontariato” di Roma, dal progetto “Contact” di Napoli ai progetti “Seniornet”, “Oltre la strada” e “Rete anziani” di Bolzano. Ma anche progetti antiusura, come quello del comune di Messina, e il progetto “Libera terra” della provincia di Palermo, con cui si cerca di restituire ai cittadini le terre confiscate dalla mafia, creare nuova occupazione e restituire alla legalità l’economia del territorio attraverso la promozione di una cultura dell’imprenditoria tra giovani e disoccupati. Un programma di sviluppo locale improntato a una economia “pulita” perché biologica. Fonte: Redattore Sociale |
