 La rilevazione scatta una fotografia, aggiornata al 31 dicembre 2007, delle organizzazioni di volontariato iscritte e non iscritte
Mercoledì 25 novembre 2009, alla Sala Guicciardini della Provincia di Milano c'è stata la presentazione dell'edizione 2009 della Ricerca "Il volontariato a Milano e provincia". Un lavoro promosso dalla Provincia di Milano e da Ciessevi.
Sono intervenuti: il Presidente di Ciessevi, Lino Lacagnina; Maurizio Ambrosini, sociologo e docente all'Università degli Studi di Milano; Patrizia Tenisci, ricercatrice e curatrice della Ricerca. Ha moderato l'incontro Rita Querzè, giornalista del Corriere della Sera.
Milano 25 novembre 2009 – La rilevazione scatta una fotografia, aggiornata al 31 dicembre 2007, delle organizzazioni di volontariato iscritte al Registro del volontariato e a un campione di organizzazioni non iscritte. L’obiettivo è descrivere il mondo del volontariato di Milano e provincia tanto nella sua dimensione, nelle risorse economiche che dispone, nei rapporti che intrattiene con le istituzioni pubbliche e private, quanto nelle principali problematiche che il settore affronta.
L’analisi è divisa in tre parti: la prima riguarda il volontariato nel suo complesso iscritto e non iscritto al Registro; la seconda approfondisce le realtà iscritte al Registro del volontariato; l’ultima parte mette in luce dati più puntuali nei diversi distretti socio – sanitari.
La distribuzione nel territorio provinciale. La Provincia di Milano, dopo la migrazione di alcuni comuni nella nuova provincia di Monza e Brianza, comprende tre milioni di abitanti ed è la terza provincia più popolosa d'Italia. Si estende su una superficie di 1.500 kmq e comprende 134 comuni. La ripartizione dei distretti Asl ha subito delle modifiche, da quattro a tre: Asl Milano, Asl Milano 1 e Asl Milano 2.
Le organizzazioni di volontariato: una realtà ricca e in evoluzione. I dati confermano la presenza di un universo ampio e rinnovato. Nella provincia di Milano si contano 1.790 organizzazioni di volontariato. Di queste 995 sono iscritte al Registro del volontariato, il 23,5% del totale lombardo, regione che a sua volta occupa una fetta di eccellenza nel panorama nazionale delle organizzazioni iscritte ai registri regionali: il 16,7% (dati ISTAT 2003).
La densità delle organizzazioni in rapporto al numero degli abitanti conferma una maggiore presenza a Milano città e nei seguenti comuni del territorio: Legnano, Abbiategrasso, Rozzano, Magenta e Cesano Boscone.
Emerge il ruolo di leadership del capoluogo lombardo che conta 872 organizzazioni, pari al 48,7% di tutto il territorio provinciale. Si riconferma anche quest’annoi il trend di crescita (+9,5%) delle organizzazioni che segue il boom degli ultimi sei anni con la nascita di 65 nuove organizzazioni all’anno.
La conseguenza di questo continuo proliferare di formazioni volontarie è da attribuirsi a molteplici fattori: dalla propensione alla solidarietà che si sviluppa in momenti di crisi economica, all’opportunità di stare assieme per condividere uno scopo, alla possibilità che il volontariato offre di coltivare relazioni sociali.
Il dato sulla dimensione conferma, quindi, un volontariato di medie e piccole dimensioni: il 26% ha meno di dieci volontari e complessivamente il 50% ne ha meno di venti. La distribuzione sul territorio è omogenea: il 55% ha sede operativa nell’Asl Milano, mentre il restante 45% è attivo nelle altre Asl.
Volontari: una microsocietà in movimento. A Milano e provincia operano 75.083 volontari “continuativi”, impegnati in 1.790 organizzazioni: 45.602 operano in organizzazioni iscritte, mentre 29.481 sono attivi in organizzazioni non iscritte. I donatori di sangue, di tessuti e i potenziali donatori di organi non sono conteggiati. Questo dato ci indica che, sul totale degli abitanti, circa due persone ogni cento svolgono un’attività di volontariato all’interno di organizzazioni strutturate. Solo a Milano sono attivi circa 42mila volontari, il 56% dell’intera provincia.
All’interno di questo insieme troviamo un altro dato interessante: 50.136 sono i volontari che operano con regolarità settimanale o mensile. Sei volontari su dieci dedicano fino a sei ore la settimana, mentre solo una minoranza, un volontario su dieci, collabora per dieci ore o più a settimana. Il confronto con gli altri anni evidenzia un minore impegno dei volontari in termini di ore dedicate: se nel 2003 un volontario tipo dedicava una media di cinque ore alla settimana all’organizzazione, nel 2007 lo stesso volontario ne dedica solo tre - quattro.
Accanto ai volontari, il panorama delle organizzazioni è composto anche di altre figure: personale retribuito, volontari del servizio civile e religiosi. Le persone retribuite sono complessivamente 5.964, di cui 2.007 (il 33,7%) retribuite a tempo pieno e 575 (9,6%) a part-time; mentre sono 1.692 (28,4%) i collaboratori a progetto e 1.221 (20,1%) i collaboratori occasionali. A queste categorie di aggiungono 469 (7,9%) volontari del servizio civile e 1.078 religiosi. Complessivamente un’organizzazione su tre è caratterizzata dalla presenza di personale retribuito e questo è ancora più evidente nelle organizzazioni non iscritte (37%). Il trend mostra un calo del livello di professionalizzazione (- 5,6%) tra le organizzazioni iscritte e un aumento di enti che utilizzano personale retribuito tra le organizzazioni non iscritte (+10,4%). Questa seconda tipologia potendosi muovere con maggiore libertà, negli ultimi anni, ha visto crescere le strutture e la quantità di personale coinvolto. In entrambi i casi, la presenza simultanea di volontari e personale retribuito sembra sollecitare una maggiore presenza di volontari piuttosto che sviluppare un processo di devolontarizzazione. Rispetto al 2003 si registra una capacità espansiva del volontariato: le organizzazioni aumentano, crescono i volontari (+2.390) e il personale retribuito (+1.984).
Tra le organizzazioni non iscritte sono in espansione enti religiosi, enti che si occupano di educazione e tempo libero dei minori, enti impegnati nella lotta e prevenzione dei tumori. Tra le realtà iscritte si nota, al contrario, una flessione di volontari (- 3.114) nel triennio 2003-2006 e una leggera ripresa (+645) nel 2007, che tuttavia non riesce a colmare le mancanze degli anni precedenti.
Le organizzazioni fotografate dall’indagine sono in prevalenza di medie e piccole dimensioni, formate da un numero limitato di volontari: il 26% ha meno di dieci volontari e complessivamente il 50% ha meno di venti volontari. Le organizzazioni di dimensione media o grande (con oltre 100 volontari) sono più presenti tra le realtà iscritte e a Milano città (circa il 9% del totale). Rispetto al 2003 si nota un leggero calo delle organizzazioni di piccole dimensioni (con meno di venti volontari) e una lieve crescita di quelle di dimensioni medie e grandi.
Il profilo del volontario: una persona adulta. Nel volontariato c’è una forte presenza di persone in età adulta. Tenendo conto che la popolazione milanese ha una minore percentuale di giovani, c’è una netta prevalenza (52,8%) di volontari appartenenti alla fascia d’età oltre i 54 anni: il 32% in età compresa tra i 55 e i 64 anni e il 20,8% dai 65 agli 80 anni. Il confronto con il 2006 evidenzia un aumento dei volontari oltre i cinquantaquattro anni (+3,4%) e una minore presenza di giovani (- 0,9%) con meno di ventinove anni.
Il dato sulla condizione professionale indica un aumento significativo di volontari occupati o di persone con altra condizione professionale (in cerca di occupazione, casalinghe, studenti) e un minore coinvolgimento di pensionati (- 10,5%).
Il livello d’istruzione è elevato e in crescita (+12% di laureati rispetto all’anno precedente e +3,2% con diploma superiore), se si considera che solo il 10% della popolazione ha la laurea e il 30% il diploma superiore. Il profilo che emerge è quello di un volontariato sempre più specializzato, professionale e competente.
Risorse economiche una situazione a macchia di leopardo. In questa ricerca i dati sulle entrate finanziarie presentano alcuni limiti: le organizzazioni iscritte devono compilare la scheda di rendicontazione e dichiarare il proprio bilancio, mentre le organizzazioni non iscritte hanno fornito informazioni largamente incomplete (ha risposto solo il 50%) perché è stata utilizzata l’intervista telefonica, inoltre hanno un rendiconto organizzato con voci di entrata diverse da quelle iscritte. Le organizzazioni iscritte al Registro per il 2007 dichiarano entrate per un valore complessivo intorno ai 149 milioni di euro, ma risultano ripartite in modo disomogeneo. Le risorse finanziarie, infatti, si concentrano in un numero ristretto di organizzazioni: la metà dispone di entrate mensili inferiori o pari a 2.230 euro.
Le risorse provengono da fonte privata (83 milioni di euro) e da accordi stipulati con Enti pubblici (65 milioni di euro). Le risorse private provengono da due fonti: eredità e donazioni (28 milioni di euro), oppure da raccolte di fondi (23 milioni di euro). Le entrate di fonte pubblica costituiscono per le organizzazioni il 43,8% delle entrate complessive, in gran misura, il 38,3%, derivanti da contratti e convenzioni. Le organizzazioni non iscritte al registro hanno finanziamenti pubblici di minore entità, pari al 39,5 per cento. Questa tipologia organizzativa compensa tale mancanza con le attività di raccolta fondi.
Il trend per le organizzazioni iscritte evidenzia una crescita di risorse complessive (+40 milioni tra il 2003 e il 2006 e +17 milioni tra il 2006 e 2007).
Da questi dati emerge che il volontariato gode di una sostanziale indipendenza finanziaria dal finanziamento pubblico: il 26,5% delle OdV iscritte non riceve alcun contributo, mentre per il 38% i contributi privati sono prevalenti rispetto a quelli pubblici. Le organizzazioni per le quali il finanziamento pubblico costituisce la fonte principale di entrata sono comunque di numero elevato, il 33 per cento. Queste ultime in gran parte sono state costituite prima degli anni settanta.
Un terzo circa delle organizzazioni ha entrate inferiori ai 12mila euro, mentre un quinto ha entrate che non superano i 30mila euro. La metà delle organizzazioni ha entrate di bassa entità, sino a 30.000. Il trend indica una quota costante di organizzazioni con entrate finanziarie basse (fino a 12.000 euro annui), un aumento percentuale (+6,3%) di gruppi con entrate medie - basse (da 12 a 30 mila euro), mentre evidenzia una crescita del livello d’entrata medio - alto (+9,4% nella fascia da 60 a 100 mila euro; +1,5 nella fascia oltre i 100 mila euro annui). Il 24% delle organizzazioni che dispongono di entrate superiori ai 100 mila euro risulta operare a Milano.
I costi. Il volontariato di Milano e provincia sostiene costi il cui ammontare corrisponde a circa 143 milioni di euro ogni anno utilizzato per: acquistare beni e servizi (29%); retribuzione del personale (30,2%); contributi a scopo benefico (17,2%); altre spese (rimborsi spese ai volontari, trasferimenti a strutture inferiori/superiori, imposte e tasse, ammortamenti) che equivalgono al 23,5per cento. Il confronto con l’anno precedente evidenzia un lieve aumento percentuale per le spese del personale dipendente (+0,6%) e dei collaboratori (+0,6%), oltre che per gli acquisti di beni e servizi (+0,8%), sussidi e contributi a terzi (+1,3%) e ammortamenti (+0,3%). Sono ridotti invece i rimborsi destinati ai volontari (- 0,3%), i trasferimenti a strutture inferiori o superiori (- 0,2%) e le voci generiche (- 3%).
Capacità di risparmio. Il 61% delle organizzazioni risparmia 13 milioni di euro, mentre il 28,3% segnala di aver chiuso l’anno con un disavanzo di circa 4 milioni di euro, pari a 15.000 euro in “rosso” per organizzazione. L’avanzo e il disavanzo sono maggiori per le organizzazioni con sede nel comune di Milano. Buona capacità di spesa per l’8,7% degli enti che chiudono l’esercizio in pareggio. Rispetto all’anno precedente diminuisce notevolmente la capacità di accantonamento delle organizzazioni (- 10 milioni di euro rispetto al 2006), ma vi è anche un leggero migliore controllo del disavanzo (- 130 mila euro).
Le sedi. Molte realtà hanno a disposizione locali in modo esclusivo dove svolgere le attività: sette su dieci per le iscritte e otto su dieci per le non iscritte. La totalità degli enti utilizza locali messi a disposizione da altri soggetti: metà ha locali in uso gratuito e un terzo ha l’onere dell’affitto. Questo significa che 450 Odv (di cui 250 iscritte), oltre alle normali spese di energia elettrica e riscaldamento, devono provvedere al pagamento dell’affitto dei locali. Solo l’8% possiede locali di proprietà, meno per le OdV iscritte (5%).
Vocazione all’assistenza sociale. Le OdV svolgono attività diversificate costituendo un universo di servizi e interventi sociali ampio e articolato. I diversi macro settori di attività sono: sanità, assistenza sociale, sviluppo economico e coesione sociale, filantropia e promozione del volontariato, cooperazione e solidarietà internazionale, ambiente, tutela dei diritti, cultura, sport, ricreazione, istruzione e ricerca, religione, protezione civile. Le organizzazioni che operano in un unico settore di attività rappresentano il 56%, il restante 44% è attivo in due o più. In particolare, la percentuale di organizzazioni che spazia in un ventaglio molto ampio di attività (4 e più) si attesta attorno al 14,7%. Le OdV non iscritte prediligono attività specifiche (il 74% opera in un solo settore di attività), mentre le iscritte prevedono un intreccio di azioni diverse (il 60% ha indicato due settori e più).
Le organizzazioni dell’area milanese operano in un ampio ventaglio di attività: 710 svolgono servizi di assistenza sociale; 371 realizzano attività in campo culturale; 345 promuovono attività di tipo ricreativo; 341 sono impegnate in attività di tipo filantropico e di promozione del volontariato; 335 svolgono attività in campo sanitario; 248 in attività di difesa dei diritti dei cittadini; 240 svolgono azioni di istruzione e di ricerca; 217 lavorano nel campo della cooperazione e della solidarietà internazionale; 142 promuovono attività sportive; 129 sono attive nella tutela dell’ambiente; 120 si occupano di sviluppo economico e di coesione sociale; 41 svolgono attività religiosa; 28 svolgono anche azioni di Protezione civile.
Complessivamente le organizzazioni volontarie mostrano una vocazione prevalente ad intervenire nel campo dell’assistenza socio-sanitaria (58%). Le iscritte sono impegnate sul fronte dei servizi in una logica di affiancamento ai compiti tradizionalmente assolti dai servizi pubblici. Le non iscritte sono più concentrate in attività legate al benessere della persona e al tempo libero. Il confronto con il 2006 evidenzia un minore impegno delle organizzazioni iscritte nella filantropia e promozione del volontariato (- 9.9%), nelle attività culturali (- 4,7%) e ricreative (- 3,9%).
L’utenza. Circa due terzi delle organizzazioni (66,3%) svolge interventi a beneficio di utenti diretti. Molte (il 18%) prestano attività a un’utenza indifferenziata senza rivolgersi a target particolari o a disagi specifici. I principali destinatari sono: diversamente abili (15,5% delle organizzazioni), anziani autosufficienti (12,6%), familiari di persone con disagi (11,7%), immigrati (11,1%), individui in difficoltà economica (9,2%), anziani non autosufficienti (9,0%), minori (8,1%), malati psichici (7,3%), detenuti ed ex detenuti (4,7%), nomadi (4,6%), malati e traumatizzati (4,5%).
I numeri degli utenti assistiti: 444.474 malati e traumatizzati; 189.160 minori; 79.038 immigrati; 65.834 anziani autosufficienti; 40.928 detenuti ed ex detenuti; 33.083 anziani non autosufficienti; 22.282 diversamente abili; 17.937 individui in difficoltà economica.
Il confronto con l’anno precedente evidenzia tra le organizzazioni iscritte una maggiore presenza di gruppi impegnati con nomadi (+5,4%), senza tetto (+1,7%), individui in difficoltà economica (+1,5%), malati e traumatizzati (+1,2%).
Le OdV iscritte hanno citato molte più tipologie d’utenti. Le differenze sono attribuibili alla diversa modalità di rilevazione
La rete del volontariato. Molte organizzazioni operano in stretto contatto con altre sedi attive nel territorio. In altri casi, invece, sono affiliate ad organismi attivi su scala extra-provinciale. Il 13% ha sedi periferiche nel territorio, la metà di queste (56 su 119) ha una sede distaccata, mentre due organizzazioni annoverano decine di sedi periferiche. Rispetto all’anno precedente, aumenta il numero delle delegazioni distaccate sul territorio regionale (+82 sedi). Il 35,3% è affiliato a un organismo operante su scala territoriale più ampia. Alcune svolgono un’importante attività di coordinamento a favore di gruppi locali. Le principali sono: Avis (Associazione volontari italiani del Sangue), Aido (Associazione italiana donatori organi), Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze), Auser (Associazione per l'autogestione dei servizi e la solidarietà), Avo (Associazione Volontari Ospedalieri), Legambiente, Federavo (Federazione delle associazioni di volontariato ospedaliero).
Resta inteso che il restante 64,7% delle organizzazioni milanesi è privo di legami affiliativi.
La selezione e formazione dei volontari. Un terzo delle organizzazioni volontarie non prevede alcuna attività di formazione (31,4%) perché l’apprendimento dei volontari avviene attraverso l’attività svolta. Circa il 50% degli enti, invece, organizza corsi di base considerati propedeutici allo svolgimento delle attività. Mentre il 27% offre ai propri volontari corsi di specializzazione in itinere, soprattutto le organizzazioni nel comune di Milano, quelle che si occupano di sviluppo economico/coesione sociale oppure di tutela dei diritti. Il confronto con l’anno precedente evidenzia un aumento (+2,5%) di enti impegnati nella formazione in itinere dei propri volontari.
Le principali aree intorno alle quali si è svolta l’attività formativa sono quelle del rapporto con l’utente/cliente (25,2%), della gestione delle risorse umane (23,6%), del marketing e raccolta fondi (23,3%). Meno richiesta è la formazione di tipo motivazionale (dinamiche di gruppo, finalità e valori dell’organizzazione).
Rispetto all’anno precedente le aree formative in crescita sono: rapporto con l’utente (+1,5%), gestione delle risorse umane (+1,2%) e marketing e raccolta fondi (+1,2%).
Nel 36,7% dei casi la formazione è promossa da Ciessevi. In tutti gli altri casi la formazione è gestita dalle organizzazioni o da consociate (10,5%), da un ente pubblico (6,2%), da un’università (4,9%), più raramente da enti privati o religiosi (1,6%).
Il Centro servizi per il volontariato di Milano svolge un ruolo significativo nella promozione formativa del volontariato. I servizi resi da Ciessevi sono stati utilizzati soprattutto da enti attivi nella città di Milano (+6,6%). Nel 2007 sono state 340 le organizzazioni iscritte che hanno ricevuto attività formative proposte da Ciessevi. Rispetto al 2006 gli enti gestori della formazione più impegnati sono: Ciessevi (+4,2%), l’organizzazione stessa o gruppo di appartenenza (+3,3%), gli Enti formativi universitari (+0,6%).
La collaborazione con istituzioni pubbliche e altri enti. Le organizzazioni intrattengono relazioni collaborative con istituzioni pubbliche. Il sessanta per cento nel corso del 2007 ha instaurato rapporti con altri enti: intese con i Comuni o loro consorzi sono state stipulate dal 30% delle organizzazioni (per un totale di 556 accordi, per una media di due accordi per ciascun ente); il 24,4% con le Aziende Sanitarie Locali (287 accordi, una media di 1,5 accordi per ciascun ente). Complessivamente sono 455 le realtà (il 49,2%) che nel 2007 hanno stipulato rapporti contrattuali con istituzioni pubbliche (Regione, Provincia, Comuni, Asl, Scuole, ecc.) per la fornitura di alcuni servizi.
I rapporti di collaborazione tra volontariato e istituzioni pubbliche risultano più formalizzati nei comuni della provincia che a Milano. Emergono, infatti, due profili diversi: le organizzazioni che operano nei comuni della provincia sviluppano prevalentemente accordi scritti con amministrazioni comunali e con strutture sanitarie (Asl e ospedali), mentre le organizzazioni di Milano sviluppano maggiori collaborazioni con fondazioni (11,3%), cooperative (9,1%), la Regione (8,9%) e la Provincia (8,9%).
Il confronto del dato con l’anno precedente evidenzia che il numero delle organizzazioni coinvolte non subisce variazioni significative, solo un leggero incremento di gruppi che stringono accordi con i Comuni (+1,5%, pari a circa 22 organizzazioni); il numero degli accordi vede un forte calo nel comparto delle imprese private (circa - 500 accordi); l’incremento delle intese formali avviene principalmente tra varie organizzazioni di volontariato (+146 accordi) e in secondo luogo tra organizzazioni ed Enti religiosi (+54 accordi) e Cooperative sociali (+49 accordi).
Tra le organizzazioni di volontariato si sviluppa prevalentemente una collaborazione di tipo informale, non mediata attraverso procedure burocratiche (nel 63,6% dei casi). Lo stesso avviene nei rapporti con le associazioni di promozione sociale (23,9%), le cooperative sociali (20,6%), gli enti religiosi (19,9%). Nel 37% dei casi il volontariato milanese attiva collegamenti continuativi, mentre la maggior parte delle realtà ha contatti occasionali su progetti specifici (il 57,9%). Due organizzazioni su dieci (circa 195 realtà) non intrattengono alcun tipo di rapporto informale con altre organizzazioni o enti (né di tipo continuativo né su progetti).
I disagi del volontariato. Le organizzazioni iscritte, nel compilare la Relazione annuale, inseriscono i problemi relativi a una serie di aree critiche: gestione interna, gestione dei volontari e del personale, rapporti con l’esterno, reperimento di finanziamenti.
Il finanziamento. Le esigenze finanziarie sono percepite dalle organizzazioni come il problema principale. Per il 30-40% delle organizzazioni il problema principale è la difficoltà nella raccolta dei fondi e nell’ottenere finanziamenti pubblici e/o privati. Per altre, invece, i costi degli iter burocratici: il non rispetto degli accordi crea numerosi disagi come il ricorso a prestiti (alle banche) o ritardo nei pagamenti dei fornitori. Un altro disagio registrato resta quello della disponibilità della sede. Le organizzazioni segnalano la mancanza di strutture da utilizzare per manifestazioni pubbliche; la difficoltà di trovare locali adeguati alle attività per accogliere nuovi volontari; i problemi nella condivisione degli spazi con altre realtà; la mancanza di visibilità quando l’organizzazione opera all’interno di strutture come ospedali o scuole.
Il reclutamento dei volontari. Tre organizzazioni su dieci segnalano, come problema più importante, il reclutamento dei volontari. Il volontariato è cresciuto nel tempo per far fronte ad una crescente domanda sociale di assistenza; tuttavia questa crescita presuppone la capacità delle organizzazioni di aumentare il numero dei volontari attivi. Il quadro della presenza dei volontari indica situazioni differenziate. Le organizzazioni più antiche e consolidate sono oggi quelle più in difficoltà. Molte realtà non trovano figure capaci e disponibili ad offrire una presenza costante e con elevata competenza. Inoltre si segnala spesso l’esigenza di coinvolgere maggiormente i giovani allo scopo di potenziare e rinnovare la struttura.
I rapporti con l’esterno. I rapporti con istituzioni pubbliche, territorio e altre enti del terzo settore costituiscono una altro aspetto cruciale: il 20,3% delle organizzazioni segnala problemi nella stipula di convenzioni con gli enti pubblici. Il 18,5% indica difficoltà nella costruzione di reti collaborative con istituzioni pubbliche. Alcuni enti evidenziano anche che il rapporto con le amministrazioni pubbliche è spesso faticoso e difficile a causa della visione burocratica dei funzionari, della presenza d’impostazioni e visioni politiche divergenti (sul tema degli stranieri o della tossicodipendenza) e di una programmazione pubblica non condivisa con il volontariato. Le organizzazioni di Milano lamentano la difficoltà di comunicazione con gli attori pubblici (con i servizi sociali) e lo scarso coinvolgimento dell’associazione nelle decisioni (neppure a livello consultivo).
La gestione interna. Il punto critico riguarda l’adempimento degli obblighi fiscali e contabili per i quali si ricorre spesso a professionisti (commercialisti e fiscalisti). Un altro aspetto problematico riguarda la difficoltà di attribuire compiti e responsabilità direttive ai volontari più giovani, anche in funzione di assicurare un ricambio di leadership. Sono inoltre evidenziate difficoltà di gestione connesse: all’innalzamento dell’età dei volontari; alla programmazione di attività complesse senza ricorrere a personale retribuito, senza far crescere inutilmente la struttura; all’espletamento delle pratiche amministrative che sottraggono tempo operativo ai volontari.
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