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Focus sul volontariato milanese

La ricerca “Associazionismo milanese. Mappatura e analisi dei bisogni del volontariato” condotta nel 2013 dal Comune di Milano, insieme a Ciessevi, e realizzata da Sebastiano Citroni, ha consentito di scattare una fotografia del volontariato milanese più approfondita prendendo in considerazione dimensioni qualitative oltre che quantitative.

Dall’indagine emergono alcuni bisogni riconosciuti in modo condiviso dalle associazioni e di cui parte della responsabilità viene attribuita all’ente pubblico. La difficoltà ad accedere a finanziamenti pubblici è considerato il fattore maggiormente limitante per il 78% delle associazioni campione, seguita dalla difficoltà ad accedere a finanziamenti privati (76%), insufficiente forza volontaria (48%), insufficiente ricambio generazionale tra i volontari (47%), difficoltà a fare rete con altri enti (46%), inadeguatezza degli spazi a disposizione (41%), carenza di capitale umano qualificato (28%), difficoltà ad assolvere gli adempimenti amministrativi (25%), insufficiente dotazione tecnologica (23%), difficoltà nella mobilità e nei trasporti (16%), inefficacia dei processi decisionali (12%).

Il rapporto con la Pubblica Amministrazione

Il supporto che le associazioni auspicano di poter ricevere dalla Pubblica Amministrazione attiene principalmente alla promozione e visibilità delle proprie attività e al reperimento di risorse (contributi) e di spazi. Anche il supporto nel disbrigo di pratiche e adempimenti necessari al proprio funzionamento è percepito come un sollievo da parte delle associazioni, che sono normalmente più focalizzate e competenti sul servizio diretto ai beneficiari, ma meno attrezzate dal punto di vista gestionale.
L’ordine di priorità nel supporto richiesto alla Pubblica Amministrazione locale nella tabella sopra varia in base alle diverse caratteristiche delle associazioni, in particolare, l’anzianità, il livello di professionalizzazione e l’ambito d’attività delle associazioni.

PRINCIPALI AIUTI CHIESTI ALL’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA IN BASE AL SETTORE E ALL’AMBITO DI ATTIVITÀ DELLE ASSOCIAZIONI

Macro ambito d’azione Attività prevalente Principali aiuti richiesti all’amministrazione pubblica
  Tipo di attività % nel campione Primo Secondo Terzo

Socioassistenziale
e sanitario

 

Socio-assistenziale 34% Supporto alle iniziative Consulenza per la ricerca di fondi Messa a disposizione di spazi
Sanitario 9% Supporto alle iniziative Consulenza per la ricerca di fondi Messa a disposizione di spazi

 

Cultura, tempo libero e sport
 

Cultura 19% Supporto alle iniziative Messa a disposizione di spazi Consulenza per la ricerca di fondi
Ricreazione e tempo libero 6% Promozione delle associazioni nelle scuole Supporto alle iniziative Consulenza per la ricerca di fondi
Sport 6% Messa a disposizione di spazi Consulenza per la ricerca di fondi Consulenza su aspetti amministrativi
Banche del tempo 1% Messa a disposizione di spazi Supporto alle iniziative Promozione di incontri con altre associazioni

 

 

Solidarietà ricerca e sviluppo

 

Banche del tempo 1% Messa a disposizione di spazi Supporto alle iniziative Promozione di incontri con altre associazioni
Cooperazione e solidarietà internazionale 9% Supporto alle iniziative Messa a disposizione di spazi Promozione delle associazioni nelle scuole
Sensibilizzazione/Etica 5% Messa a disposizione di spazi Supporto alle iniziative Prestito di attrezzature
Ambiente 3% Supporto alle iniziative Messa a disposizione di spazi Consulenza per la ricerca di fondi
Istruzione e ricerca 3% Supporto alle iniziative Consulenza per la ricerca di fondi Promozione delle associazioni nelle scuole
Mutuo aiuto 3% Consulenza per la ricerca di fondi Supporto alle iniziative Promozione delle associazioni nelle scuole
Promozione del volontariato 3% Messa a disposizione di spazi Promozione delle associazioni nelle scuole Attività di formazione del personale
Religione, spiritualità 1% Messa a disposizione di spazi Promozione delle associazioni nelle scuole Consulenza per la ricerca di fondi
Sviluppo economico 1% Promozione di incontri con altre associazioni Consulenza per la ricerca di fondi Promozione delle associazioni nelle scuole

Tale richiesta di supporto può costituire un interessante spunto di riflessione anche per Ciessevi in quanto mette in evidenza un bisogno delle associazioni.

A fronte di una progressiva riduzione delle risorse pubbliche e, quindi, della quota di entrate derivanti da finanziamenti pubblici, la ricerca ha evidenziato una crescita rilevante della quantità di finanziamenti giunti direttamente da contributi di soci e da altre forme di autofinanziamento.
I dati estratti dalla ricerca mostrano con estrema chiarezza come le attività realizzate dalle associazioni siano sostenute in prevalenza da fonti di tipo privato:

  • 83% Contributi di soci e/o autofinanziamento
  • 41% Finanaziamenti privati da singoli cittadini
  • 36% Contributi della regione e/o enti locali
  • 26% Finanziamenti privati
  • 20% Finanziamenti privati da imprese
  • 11% Convenzioni o progetti in ambito nazionale e/o internazionale
  • 9% Vendita di beni e/o servizi
  • 16% Altro

L’associazionismo milanese sembra essere diventato meno dipendente dal sostegno pubblico di quanto fosse in passato pur presentando, al suo interno, alcune importanti differenze:

  • le associazioni di più recente formazione e meno professionalizzate faticano a trovare finanziamenti esterni e si affidato prevalentemente a forme di autofinanziamento;
  • le associazioni più professionalizzate dispongono delle competenze e delle risorse necessarie per avviare incisive attività di fundraising;
  • le associazioni impegnate in attività sanitarie, socio-assistenziali e in attività di ricerca e sviluppo sono più attrezzate a ricercare ed ottenere finanziamenti da privati (singoli, fondazioni o imprese);
  • le associazioni del settore cultura, tempo libero e sport sono più inclini ad utilizzare la cessione dei propri servizio dietro corrispettivo come forma di finanziamento.

Le principali criticità vissute dalle associazioni milanesi
Accanto alla necessità di reperire risorse economiche per finanziare le attività dell’associazione, la ricerca ha fatto emergere altri ambiti di bisogno sentiti e vissuti dalle associazioni. A partire dai dati raccolti, e dalla loro elaborazione, coloro che hanno lavorato alla ricerca “Associazionismo milanese. Mappatura e analisi dei bisogni del volontariato” hanno infatti evidenziato le seguenti criticità sperimentate dalla associazioni nella loro quotidiana operatività:

  • la carenza di spazi adeguati per organizzare e svolgere le attività dell’associazione; talvolta l’esigenza è temporanea e si riferisce alla necessità di trovare/utilizzare grandi spazi per eventi speciali;
  • il peso dei numerosi adempimenti amministrativi che sono richiesti alle associazioni sia al momento della costituzione, sia nel corso della ordinaria vita associativa (documenti da presentare per l’iscrizione al 5 x 1000, per partecipare ai bandi, adempimenti necessari per organizzazione di raccolta pubblica di fondi ecc);
  • la mancata percezione da parte del pubblico , al di là delle persone direttamente coinvolte, delle attività svolte dall’associazione e della loro rilevanza sul piano sociale e della collettività (sensazione di marginalità, difficoltà ad entrare in contatto con nuovi soggetti ecc.);
  • il problema del reclutamento di nuovi volontari e la fidelizzazione di quelli che già operano anche, in questo caso, in un’ottica di responsabilizzazione rispetto all’assunzione di impegni/ruoli continuativi. Questo problema è sentito come particolarmente drammatico poiché può portare, talvolta, a mettere in discussione la stessa esistenza dell’associazione ed ha natura molto complessa. Attiene infatti sia alla scarsa disponibilità delle nuove generazioni  a lasciarsi coinvolgere nell’azione solidaristica, sia a errate modalità di gestione e motivazione dei volontari, sia ad una cattiva gestione o all’incapacità di gestire i conflitti che spesso emergono nella vita quotidiana delle associazioni (conflitti che possono generarsi a loro volta da molteplici e differenti cause);
  • la scarsa partecipazione dei soci, anche quando formalmente sono numerosi, alle attività e ai processi decisionali (particolarmente diffusa nelle cosiddette “associazioni dei presidenti”);
  • la difficoltà ad instaurare, gestire e mantenere rapporti proficui con il mondo esterno all’associazione rappresentato dalle istituzioni pubbliche locali (ostacoli di natura burocratica), da altre associazioni, da altri enti del mondo non profit (mancanza di fiducia, difficoltà a comprendersi e riconoscersi reciprocamente, ecc.).

Questa criticità merita di essere un poco approfondita. Ancora oggi infatti, al di là di mere dichiarazioni di intento, le associazioni sono spesso afflitte da diffidenza nei confronti degli altri soggetti presenti sul proprio territorio e da visioni di tipo campanilistico del proprio ambito di azione.  Gelose delle proprie risorse e delle proprie attività tendono a ritrarsi di fronte a possibili collaborazioni da sviluppare con altre associazioni e/o altri enti, invece di cogliervi profittevoli occasioni di crescita, di scambio di competenze oltre che occasioni per implementare progetti ed attività efficaci e di più ampio respiro che da sole, non potrebbero sostenere. La crisi economica che si è abbattuta su tutta la società negli ultimi anni, con la conseguente riduzione delle risorse disponibili, ha finito per accentuare questa tendenza.

Uno dei compiti in cui Ciessevi potrà e dovrà spendersi nei prossimi anni sarà dunque proprio quello di guidare ed accompagnare le associazioni ad abbandonare atteggiamenti di difesa e di chiusura aprioristica, stimolando quelle trasformazioni culturali e di mentalità che potrebbero favorire costruzioni di partnership con soggetti diversi, anche afferenti a diverse sfere d’azione, per il raggiungimento di obiettivi condivisi, per una tutela condivisa del bene della collettività nel suo complesso. Si tratta, forse, anche di riscoprire il concetto di “bene comune” e di espanderne i confini al di fuori dell’ambito delle specifiche attività di ciascuna singola associazione, al di là dei soli bisogni dei propri utenti abituali.

Tornando ora alla ricerca, essa ha infine messo in evidenza come ragionare ed interrogarsi sulle criticità e sui bisogni delle associazioni, anche attraverso lo strumento del focus group, abbia permesso di aprire la riflessione su un aspetto troppo spesso sottovalutato, quello del riconoscimento del bisogno da parte delle associazioni.

Sono state infatti identificate identificare tre categorie di bisogno diverse:

  • elementi di bisogno riconosciuti come tali (spesso bisogni di natura materiale);
  • elementi di bisogno riconosciuti come tali solo da alcune associazioni, nonostante ci sia il riconoscimento dell’esistenza una situazione problematica (es: sviluppo di legami, relazioni più approfonditi con altri enti non profit, il superamento della marginalità, carenti relazioni con l’ente pubblico ecc.);
  • elementi che pur essendo associati ad una situazione problematica, non sono identificati come bisogni propri dalle associazioni.

Un’ulteriore sfida sembra dunque aprirsi per Ciessevi: guidare e supportare le associazioni in un delicato percorso di analisi e presa di coscienza delle situazioni problematiche vissute quotidianamente, ma non sempre riconosciute o riconosciute pienamente come tali, anche a causa delle diverse culture associative di cui gli enti sono portatori.
 

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