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Attività gratuite a beneficio di altri

Il volontario è colui che presta la propria opera, anche saltuaria, senza ricevere alcun corrispettivo, presso l’istituzione non profit, per scopi solidaristici e/o altruistici, oppure per il perseguimento delle finalità istituzionali (Istat – Report “Attività gratuite a beneficio di altri - Anno 2013”). 

Circa un italiano su otto svolge attività gratuite a beneficio di altri o della comunità.

In Italia il numero di volontari è stimato in 6,63 milioni di persone, (tasso di volontariato totale pari al 12,6%).

  • 4,14 milioni i cittadini che svolgono la loro attività in un gruppo o in un’organizzazione (tasso di volontariato organizzato pari al 7,9%)
  • 3 milioni si impegnano in maniera non organizzata (tasso di volontariato individuale pari al 5,8%).

Una piccola ma significativa quota della popolazione svolge attività volontarie in entrambi i modi. Considerando, infatti, la totalità delle persone che hanno dichiarato di svolgere attività volontarie, il 54,3% dichiara di essere stato attivo solo attraverso gruppi o organizzazioni, il 37,6% è stato attivo solo per proprio conto, mentre l’8,1% (circa 538 mila persone) ha svolto attività volontaria sia in modo organizzato sia individualmente.

Le attività di volontariato svolte attraverso gruppi/organizzazioni sono mediamente più qualificate da un punto di vista professionale, mentre le attività svolte in modo individuale si concentrano maggiormente in attività professionali assimilabili ai servizi alla persona.Il 6,5% dei volontari organizzati e appena l’1,2% dei volontari individuali svolge attività dirigenziali, tipiche dei dirigenti delle organizzazioni, grandi o piccole che siano. Le differenze di genere tra i volontari organizzati che svolgono attività riconducibili a questo tipo sono più che evidenti: in tali ruoli si posizionano l’8,8% dei volontari uomini, contro il 3,7% delle donne. In altre parole su 100 volontari con un ruolo di dirigenza nelle organizzazioni, 73 sono uomini.

Circa il 7% dei volontari (organizzati e non) svolge, nell’ambito delle attività di volontariato, professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione. Vi rientrano medici, veterinari, professori, avvocati, giornalisti, ma anche musicisti e cantanti. Tra coloro che prestano questo tipo di attività volontaria non si registrano differenze di genere significative, mentre è netto il legame con il titolo di studio: è laureato il 56,6% dei volontari organizzati e il 70,6% dei volontari individuali che presta questo tipo di attività.
Il 32,3% dei volontari organizzati e il 16% dei volontari individuali si dedica ad attività tipiche delle professioni tecniche. La quasi totalità di questi volontari svolge attività simili a quelle dei tecnici dei servizi sociali (assistenti sociali, mediatori culturali, catechisti, ecc.), dei tecnici delle attività turistiche, ricettive ed assimilate (animatori, guide, ecc.) e degli istruttori di discipline sportive. La parte restante dei volontari che svolgono attività di tipo tecnico si divide tra infermieri, personale gestionale/amministrativo e contabili.
Il 5,9% dei volontari organizzati e il 5,5% dei volontari individuali svolgono attività che includono professioni esecutive tipiche del lavoro d’ufficio. In questo gruppo si collocano tutti i volontari che si occupano della segreteria di gruppi/organizzazioni, della parte amministrativa di gestione e gli operatori telefonici, ma anche chi offre individualmente un aiuto a sbrigare pratiche burocratiche. A svolgere questo tipo di attività sono in maggioranza le donne nella modalità organizzata di volontariato (55,5% contro il 44,5%), mentre sono in maggioranza gli uomini nella modalità non organizzata (57,4% contro 42,6%).

Il 23,6% dei volontari organizzati e il 44,3% dei volontari individuali svolgono attività riconducibili al settore del commercio e dei servizi, come quelle connesse alla cura di bambini, anziani e malati (assistenti sociosanitari, babysitter, badanti) e quelle tipiche della ristorazione (cuochi e camerieri). Le donne sono in netta maggioranza rispetto agli uomini nello svolgimento di questo tipo di attività volontarie, sia che vengano prestate in modo organizzato (57,9%) sia individuale (64,6%).
E’ esigua la percentuale di chi svolge attività riconducibili all’agricoltura e all’artigianato, raggiungendo un livello significativo solo tra i volontari non organizzati (4%) dovuto in particolare a chi aiuta altre persone nei lavori agricoli.

Poco più del 2% dei volontari organizzati e dei volontari individuali svolge attività operaie assimilabili alle professioni di conduttori di impianti, operai di macchinari fissi e mobili e conducenti di veicoli. Sono prevalentemente uomini e si tratta per di più di autisti di autoambulanze, pulmini per bambini, anziani, disabili e in generale di chi offre il proprio aiuto accompagnando in auto altre persone.
Il 12,5% dei volontari organizzati e il 16,2% dei volontari non organizzati prestano attività volontarie non qualificate, ambito comprendente una ampia gamma di professioni cosiddette “generiche”, che richiedono solo poche competenze di base. Appartengono a questo gruppo coloro che aiutano nei lavori domestici persone in difficoltà, chi si occupa delle raccolte fondi in strada o porta a porta. Resta una quota residuale di volontari (8,6% dei volontari organizzati e 3,1% dei volontari non organizzati) la cui attività non può essere ricondotta ad alcuna specifica professione. Contribuiscono a tale gruppo soprattutto i “donatori”.

Il volontariato organizzato è una pratica consolidata nel tempo: il 76,9% si dedica alla stessa attività da tre anni o più e il 37,7% da oltre dieci anni. Per contro, il 48,9% di quanti si impegnano in attività individuale di volontariato lo fa da meno di due anni.

Il 23,2% dei volontari è attivo in gruppi/organizzazioni con finalità religiose, il 17,4% in attività ricreative e culturali, il 16,4% nel settore sanitario, il 14,2% nell’assistenza sociale e protezione civile, l’ 8,9% nelle attività sportive, il 3,4% in attività relative all’ambiente e il 3,1% nell’istruzione e ricerca.

Il 62,1% dei volontari che operano in una organizzazione svolge la propria attività perché crede “nella causa sostenuta dal gruppo”. Le motivazioni identitarie, ideali, solidali e valoriali guidano saldamente la scelta individuale di prestare attività volontaria organizzata. Quasi i due terzi (62,1%) dei volontari organizzati svolgono la propria attività perché “credono nella causa sostenuta dal gruppo”. Altre ragioni dell’impegno nel volontariato sono “dare un contributo alla comunità” (41,7%) e “ seguire le proprie convinzioni o il proprio credo religioso” (25,8%). Sono più le donne (31,4%), tanto più se casalinghe (46,7%), gli anziani (34,5% tra chi ha 75 anni e più) e i residenti nelle regioni del Sud (33,8%) a trovare nelle proprie convinzioni o nel credo religioso la spinta motivazionale a prestare la propria attività di volontariato.
I giovani fino a 34 anni e gli studenti sono, invece, incentivati dalla possibilità di stare con gli altri, conoscere nuove persone, seguire i propri amici, ma anche da fattori espressivo-esperienziali come mettersi alla prova e valorizzare le proprie capacità o, ancora di empowerment, per aumentare le proprie prospettive finalizzate alla ricerca o al mantenimento di un lavoro.

Quasi un volontario su due dichiara di sentirsi meglio con sé stesso. Il 49,6% dei volontari che presta la propria attività nell’ambito di una organizzazione si sente gratificato per il proprio operato e quindi dichiara di “sentirsi meglio con se stesso” (questo sentimento è particolarmente presente tra gli ultrasessantacinquenni, tra coloro che hanno livelli di scolarizzazione molto bassa e tra le casalinghe).
L’attività volontaria organizzata si conferma, inoltre, come spazio in cui si sviluppa la rete di relazioni, produce un allargamento dei rapporti sociali per il 41,6% dei volontari attivi in gruppi o organizzazioni e contribuisce a migliorare le capacità relazionali per il 21,8% di essi (con un massimo del 30,1% tra gli studenti).
Per il 28,1% dei volontari (e in misura maggiore per chi è studente, per chi cerca la prima occupazione e per le casalinghe), l’attività prestata in un’organizzazione “cambia il modo di vedere le cose” e per il 20,4% di essi consente di sviluppare una “maggiore coscienza civile”. Questi ultimi due aspetti testimoniano il ruolo formativo dell’attività volontaria organizzata. Per una piccola minoranza (5,1%) lo svolgimento dell’attività volontaria è stata anche l’occasione buona per acquisire competenze utili per la propria professione. La quota di coloro che hanno avuto questo tipo di beneficio è maggiore tra le donne (6,7%), tra i 14-24enni (12,4%) e gli studenti (12,6%).

Il lavoro volontario è più diffuso nel Nord del Paese. Nel Nord-est si registra il tasso di volontariato totale più elevato (16%), mentre il Sud si contraddistingue per livelli di partecipazione sensibilmente più bassi (8,6%).

Gli uomini sono più attivi delle donne (13,3% contro 11,9%), per via di una maggiore presenza maschile nel volontariato organizzato. I volontari appartengono prevalentemente alla classe di età 55-64 anni (15,9%). Il contributo di giovani e anziani in termini di presenza attiva si mantiene, invece, inferiore alla media nazionale.

La percentuale di chi presta attività volontarie cresce con il titolo di studio. Il 22,1% di coloro che hanno conseguito una laurea ha avuto esperienze di volontariato contro il 6,1% di quanti hanno la sola licenza elementare.

Considerando la condizione occupazionale, i più attivi risultano gli occupati (14,8%) e gli studenti (12,9%). I componenti di famiglie agiate svolgono attività volontarie quasi due volte e mezzo in più di coloro che vivono in famiglie con risorse economiche insufficienti. Il tasso di volontariato totale risulta, infatti, massimo (23,4%) tra i componenti di famiglie che si sono definite agiate, scende al 14,6% tra i componenti di famiglie con risorse economiche adeguate e si attesta al 10,7% tra i componenti di famiglie con risorse economiche scarse. Il tasso di volontariato totale raggiunge il minimo tra i componenti di famiglie con risorse percepite assolutamente insufficienti (9,7%).

L’impegno medio di un volontario è di 19 ore in quattro settimane. Il maggior contributo orario nelle attività di aiuto non organizzate è di donne e anziani. Superano il valore medio delle ore dedicate ad attività volontarie le persone con condizioni economiche ottime, i laureati, e le persone tra 55 e 74 anni.

Le attività svolte dai volontari nell’ambito delle organizzazioni sono più diversificate e qualificate di quelle svolte in modo individuale. Quasi un volontario su sei si impegna in più organizzazioni (16,2%).

(Fonte: Istat, dati relativi all'anno 2013 - Report "Attività gratuite a beneficio di altri" presentato il 23 luglio 2014)

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