B Studenti, occupati o pensionati, ma di certo non sfruttati | Ciessevi

Studenti, occupati o pensionati, ma di certo non sfruttati

#Iononlavorogratisperexpo. Perentorio, virale, diffuso, dai social network alle chiacchiere da bar. Purtroppo sempre più spesso si sente dire che i Volontari Expo siano in verità dei giovani disoccupati che accettano di imbarcarsi in questa avventura perché credono di trovare uno sbocco lavorativo utile per risolvere la propria precaria posizione.

Sapendo perfettamente quanto serio ed importante sia il tema della disoccupazione in Italia, e senza la minima volontà di sminuirlo, analizzando però le richieste di partecipazione pervenute per il Programma Volontari per Expo, scopriamo che l'80% di esse sono state inviate da giovani universitari, pensionati e lavoratori. Il restante dei candidati è rappresentato o da chi non ha un lavoro (o chi, pur non avendolo, non lo cerca, per esempio una casalinga) o da chi non ha dichiarato la propria posizione. Una percentuale molto alta non è a caccia di impiego insomma, o non in questo momento.

Inoltre l’accusa di farlo per fare curriculum, nel caso di giovane studente, ha poco senso. Infatti, il diventare Volontario Expo – come tutte le esperienze di volontariato - rappresenta comunque un elemento importante per la propria crescita umana, una scelta consapevole di chi sa che, inoltre, il proprio profilo professionale può arricchirsi anche grazie alla propria attività di volontariato. Una “voce” del proprio percorso quindi che spesso denota un'attitudine al rispetto delle regole, all’impegno civico, alla creatività, al problem solving e all'adattamento. Non ci troviamo nulla di male quindi che questo sia eventualmente uno dei motivi che spinge i nostri volontari a scegliere di diventare Volontari Expo, anche perché è un processo sempre più consolidato in tutta Europa, basti pensare al progetto europass.

Oltretutto le attività nelle quali i volontari saranno coinvolti sono tipiche di personale volontario e non retribuito: supportare una mamma che deve spostare la carrozzina verso il bagno per cambiare il figlio, fare due chiacchiere con i visitatori in coda, magari tentando di comunicare a gesti o con una lingua imparata in università, essere di aiuto ad un visitatore che si è perso sostenendolo “umanamente”, attività che da decenni competono ai volontari nelle più importanti kermesse mondiali, come ad esempio le Olimpiadi, i Giubilei o i grandi e piccoli festival culturali che animano annualmente la nostra penisola.

Anzi, in molti di questi eventi, al volontario è stato chiesto di operare in ruoli (biglietteria, infopoint, ufficio stampa, interviste, preparazione atletica, tosatura erba, strigliare i cavalli...) ben più vicini ad un contesto lavorativo rispetto al volontariato Expo dove questo elemento è assolutamente assente.

Sì, ma Expo è una S.p.A., il festival letterario o l’Olimpiade no…

Vero, ma infatti i Volontari Expo non concorrono alla finalità commerciale della S.p.A., peraltro partecipata solo da istituzioni pubbliche, ma saranno a disposizione dei milioni di visitatori, persone che accolgono altre persone, facilitando la loro presenza nei mesi della kermesse. Che poi questo significhi, indirettamente, favorire la buona riuscita di un evento dove istituzioni pubbliche ed imprese private si incontrano in maniera virtuosa, è un fatto che non può screditare l'impegno, liberamente scelto, di migliaia di giovani e meno giovani che hanno fornito in piena coscienza il proprio supporto ad altri cittadini. Inoltre Expo, senza volontari, funzionerebbe tecnicamente lo stesso, anche se siamo sicuri sarebbe ben più povero come appuntamento. 

 

Progetti

Ciessevi fa parte della rete